Roma: patentino antiabusivi per le guide turistiche. Federagit: servono piu' controlli

Gli effetti della Bolkestein sul mercato delle guide turistiche: abilitarsi in regioni facili per poi lavorare nella capitale

Bene il patentino, ma servono anche più controlli. Con queste parole la presidente della Federazione Italiana Guide Turistiche, Accompagnatori e Interpreti di Roma Francesca Duimich commenta il provvedimento regionale di contrasto ai ‘ciceroni’ abusivi di Roma e del Lazio. Si tratta di un emendamento che dà facoltà alla Giunta regionale di stabilire per alcune aree del Lazio una specifica abilitazione per fare la guida turistica.

“Con il ministro Franceschini avevamo concordato dei decreti ministeriali con un elenco dei siti destinati a guide abilitate, ma TAR e Consiglio di Stato hanno accolto i ricorsi dei ‘furbetti’ annullando tutto – spiega la presidente Federagit a Radiocolonna – ora questa legge regionale serve a tamponare questa assurdità in attesa di una normativa chiara.”

 

 

Una questione interessante riguarda i controlli che verranno effettuati per garantire il rispetto del provvedimento voluto –tra gli altri – anche dal presidente del Consiglio Regionale Daniele Leodori.

Secondo Francesca Duimich, i controlli ci sono, riguardano un po’ tutte le forze di polizia ma potrebbero essere di più.

 

“Quando diciamo ai vigili che i controlli sono pochi loro ci rispondono che gli uomini che hanno a disposizione sono pochi” confida la presidente.

Ma qual è l’identikit delle guide turistiche prese di mira da quelle specializzate di Roma?

Quella dell’abusivo senza patentino che s’improvvisa guida turistica è solo una faccia della medaglia. Perché l’altra è rappresentata da tutti coloro che hanno usufruito dell’applicazione della direttiva Bolkestein che ha fatto passare l’abilitazione da ‘locale’ a nazionale.

In che modo?

Dal 2013 in molti sono andati a prendersi il tesserino dove i beni culturali sono pochi o dove i corsi sono considerati dalla Federagit facili, veloci e spesso nelle mani di enti privati per poi lavorare nella Capitale all’ombra del Colosseo.

“Grosseto è stata una macchina per sfornare tesserini, idem la Sardegna – conclude Duimich – in molte realtà bastava pagare un piccolo corso e il gioco era fatto. Un mercimonio pazzesco”.

 

stralcio da www.radiocolonna.it