La guida turistica: Torino resta bella anche senza visitare musei e chiese

C’è voglia di normalità, nonostante il coronavirus. E la città è sempre viva

«Per le prossime due settimane abbiamo ricevuto il 100% di disdette, sia a livello italiano che internazionale. Eppure le attività che si possono fare all’aperto sono tantissime, ma tutti hanno paura del coronavirus». A parlare è la presidente di Federagit, Micol Caramello, l’associazione che riunisce le guide turistiche torinesi. «In 10 anni non ho mai riscontrato una situazione simile, assistiamo inermi a una totale mancanza di lavoro». Una catastrofe che non si limita al presente, ma anche al lungo medio periodo. «Stiamo ricevendo mail e telefonate per annullare visite previste ad aprile e maggio, fino al 40%». E così il capoluogo piemontese si trova a rimpiangere quelle lunghe file davanti al Museo Egizio, il luogo più richiesto. Ogni giorno si allunga la lista di Paesi che sconsigliano ai cittadini i viaggi in Italia. Un terrorismo psicologico che frena i visitatori e svuota le strade. «Sicuramente la decisione di chiudere i musei e sospendere le gite è stata una mazzata — continua la presidente —. Speriamo che la situazione migliori, perché Torino nonostante i divieti momentanei ha molto da offrire».

 

Le piazze, il Po, il Quadrilatero Romano

Il tour turistico rimane infatti interessante e di alta qualità. L’offerta si concretizza in un giro esterno della città, senza entrare all’interno degli edifici. Le tappe però rimangono le stesse. Il tour partirebbe da piazza Castello, per ammirare Palazzo Reale e Palazzo Madama, dopodiché si sposterebbe davanti al Duomo. Qui, se possibile, un turista alla volta potrebbe entrare per ammirare le meraviglie interne. Il percorso continuerebbe su via Roma, fino ad affacciarsi in piazza San Carlo. Le tappe successive, piazza Carignano e poi Carlo Alberto. Solo a quel punto ci si recherebbe davanti al luogo simbolo di Torino, la Mole, l’edificio più fotografato dai turisti. Poi il ritorno in piazza Castello, dove la guida presenta due possibilità: un giro nei locali del Quadrilatero, con aperitivi e caffè storici, oppure una passeggiata lungo le rive del Po. In alcuni casi ci si può anche spostare fuori città per conoscere il Monferrato e le Langhe. Intrattenere i turisti non sarebbe complesso, è sufficiente narrare tutti gli aneddoti che hanno determinato l’evoluzione storica della prima capitale d’Italia. «E poi i ristoranti sono aperti, si possono organizzare tour enogastronomici ad hoc in base alle richieste del cliente». L’offerta torinese annaspa, ma non demorde, con tour tematici, religiosi e culinari. Una proposta flessibile che vuole andar incontro anche ai turisti più esigenti. «Dal 20 marzo inizierà la primavera, il periodo migliore per visitare Torino. Per questo speriamo che oltre il danno non arrivi la beffa, e questo allarmismo si spenga entro quella data».

 

Stralcio da LaGuidaTuristica