Federagit Parma: con gli occhi di una guida turistica. Pregi e difetti della petite capitale

Si è formata da poche settimane la sezione di Parma di Federagit (Federazione italiana guide turistiche, accompagnatori e interpreti), il sindacato delle guide turistiche, nato in seno a Confesercenti. L’obiettivo è di colmare il vuoto normativo che riguarda la categoria. Con Giulia Marinelli, guida abilitata dal 1990 e presidente del neonato gruppo, abbiamo fatto il punto sul turismo in città.

 

Cosa chiede Federagit?
C’è un certo caos normativo, sono sei anni che chiediamo una revisione della legislazione – dice Giulia Marinelli – è importante che si possa fare il punto con le istituzioni, soprattutto alla vigilia di un anno determinante per Parma. Noi chiediamo anche maggiori controlli, perché sappiamo che ci sono persone che si improvvisano guide turistiche senza averne i titoli e questo va sicuramente a discapito dei consumatori finali, cioè i turisti. Il 2020 sarà sicuramente un’occasione in più di lavoro per chi è in regola, ma anche per chi non lo è.

 

Faccia finta di essere un turista, cosa vede?
Vedo sicuramente una città affascinante, una città ancora italiana, mi spiego: è un luogo, per esempio, non invaso dai ristoranti turistici che dequalificano, qui si trovano ancora le trattorie dove si mangia parmigiano. Tanto è vero che le agenzie, abituate ai budget ridotti fanno fatica a organizzare i pranzi secondo certi canoni, proprio perché i nostri ristoratori sono abituati a lavorare in un certo modo. Però vedo anche alcune criticità: dall’assenza di bagni pubblici, alla mancanza di segnaletica, al fatto che lo Iat dovrebbe essere più vicino ai luoghi in cui i turisti arrivano. E poi, ancora più grave, sono gli orari di apertura di alcuni luoghi chiave: la Camera di San Paolo è aperta solo il pomeriggio da lunedì a sabato, la Galleria Nazionale è chiusa la domenica mattina e la Spezieria di San Giovanni non è nemmeno chiaro quando è aperta.

 

Tre gioielli del patrimonio artistico cittadino?
È difficile sceglierne solo tre… Il Teatro Farnese, il Battistero e la Camera di San Paolo. Il primo è unico al mondo; il secondo è un capolavoro medievale. La Camera di San Paolo è un luogo enigmatico e misterioso, con molteplici chiavi di lettura. Qui il Correggio è partito dal Rinascimento ed è andato altrove, non è iscrivibile in nessun “ismo”. Come la cupola del Duomo è un punto di arrivo per l’artista, credo che gli affreschi della Camera di San Paolo siano un punto di partenza.

 

Ci sono luoghi non sfruttati adeguatamente o che meriterebbero maggiore visibilità?
Gli studi di Toscanini e Boito al Conservatorio sono chiusi. Da un anno e mezzo circa non sono più accessibili e contengono libri, oggetti, mobili e arredi molto interessanti, poi le sale Bocchi e De Strobel nel palazzo che era la sede centrale di Cariparma, anch’esse inaccessibili: offrono uno spaccato Déco davvero elegante e raffinato. Infine, direi l’orto botanico che non si presenta in buono stato. C’è poi un luogo spesso fuori dai circuiti tradizionali, poco richiesto: è il Museo d’Arte Cinese ed etnografico che conserva oggetti straordinari raccolti dai missionari in diversi continenti.

 

Cosa chiedono i turisti oggi?
Sono sempre più orientati sul food, chiedono di visitare i caseifici e i prosciuttifici, spesso vengono appositamente anche da città vicine, per esempio Milano, per fare queste esperienze. Ma sono toccate e fuga, il problema è che non si fermano abbastanza sul territorio. C’è anche da dire che sono 10 anni che non viene organizzata una mostra di rilievo all’altezza del Parmigianino (2003-2004) o del Correggio (2008-2009).

 

E cosa pensa del programma di Parma Città della Cultura Italiana 2020?
Per ora abbiamo avuto una scaletta di eventi, ma non ancora informazioni approfondite, non mi sembra però che ci sia qualcosa che richiami il grande pubblico. Speriamo comunque in un rilancio dal punto di vista culturale della città.

 

Gli stranieri credono che Parma sia esclusivamente un salume o un formaggio, si sorprendono quando capiscono che esiste anche la città…

 

Come è cambiato il turismo negli ultimi 30 anni a Parma?
Il turismo è decisamente cresciuto, quando ho iniziato io si “lavoricchiava” oggi per noi è una professione. Questo settore, fortunatamente, negli ultimi anni è considerato dagli amministratori una risorsa. Anche i turisti sono cambiati, diciamo che oggi sono molto meno preparati di un tempo. Vent’anni fa prima di arrivare in città si erano già informati su cosa avrebbero potuto trovare e visitare. Oggi, soprattutto gli stranieri, in particolare modo gli extra europei, credono che Parma sia esclusivamente un salume o un formaggio, si sorprendono quando capiscono che esiste anche la città…

 

Il personaggio storico che ha più modificato la città dal punto di vista architettonico-urbanistico?
Due: Petitot e il sindaco Giovanni Mariotti. Il primo nella seconda metà del 1700, ha dato un respiro più europeo, creando per esempio lo stradone sul modello dei boulevard parigini. Il secondo è intervenuto pesantemente tra la fine dell’Ottocento e il 1914, sui bastioni, sulle mura che circondavano Parma, nella zona di via Cavour e della Ghiaia. Non giudico se in bene o in male, per l’epoca probabilmente significava risanare e ampliare la città.

 

Stralcio da Parmadaily.it