Federagit: 25mila guide senza lavoro. Indennità 600 euro fino a dicembre

Chiesta anche la riduzione del 50% dei contributi previdenziali

Da Il Sole 24 Ore
 
Ammortizzatori sociali per oltre 30 mila lavoratori dei servizi museali. Ci sono, infatti, più di 25mila guide turistiche senza lavoro, una parte dei 3.500 dipendenti dei musei territoriali pronti alla cassa integrazione, 600 addetti di Ales, la società in house del ministero dei Beni culturali, in procinto di usufruire del Fis, Fondo di integrazione salariale. Sono i numeri – neanche esaustivi – che dipingono lo scenario di crisi, con musei e monumenti chiusi, mostre saltate, eventi da riprogrammare.

 

I numeri più significativi sono quelli delle guide e degli accompagnatori turistici. «È tutto fermo – spiega Corinna Scaletta, della giunta nazionale di Federagit-Confesercenti -. Veniamo da un periodo di bassa stagione e ci stavamo preparando a riprendere l’attività, che di solito parte a Pasqua e va avanti fino all’autunno, quando a tirare è soprattutto il turismo culturale. Ma considerata la situazione è difficile prevedere l’arrivo dei turisti stranieri, perché gli altri Paesi hanno sviluppato l’epidemia dopo di noi e, dunque, è presumibile che la loro ripresa sarà spostata in avanti.».

 

La crisi ha colpito circa 25mila guide turistiche abilitate alla professione. Il numero - segnala Scaletta - è però più elevato, perché sfuggono al monitoraggio quanti operano in regime di prestazione temporanea e occasionale. Questi sono anche quelli meno tutelati, perché non potranno usufruire delle misure del decreto legge Cura Italia. «Per chi, invece, ha una partita Iva – afferma Scaletta – c’è l’indennità di 600 euro riconosciuta a marzo e che chiediamo venga estesa a tutto l’anno. La stagione è compromessa. Abbiamo anche chiesto la riduzione del 50% dei contributi previdenziali da versare alla gestione separata dell’Inps». (Anche per quella sspeciale commercianti della gestione A.G.O., ndr)

 

Fanno riferimento al Dl Cura Italia anche una parte dei circa 3.500 dipendenti degli enti, pubblici e privati, che gestiscono i musei sparsi sul territorio e sono associati a Federculture. «Stiamo ricorrendo alla cassa integrazione in deroga prevista dal decreto – sottolinea Umberto Croppi, direttore di Federculture -. Stanno partendo le prime richieste alle Regioni, che però, data la novità, stanno attrezzandosi».

 

Hanno, invece, optato per il fondo di integrazione salariale, previsto dal loro contratto, circa 600 dipendenti di Ales, la Spa in house del ministero dei Beni culturali. Mario De Simoni, presidente della società, spiega che la situazione viene gestita con i sindacati: «Abbiamo deciso di ricorrere al Fis, che assicura fino all’80% della retribuzione. Il resto dei 1.200 addetti di Ales continua, invece, a lavorare in smart working perché la mansione lo consente».

 

autore: Antonello Cherchi

stralcio da Il Sole 24 Ore