Micol Caramello, Federagit: guide turistiche in difficoltà, c'è poco lavoro

Turisti al mare o in montagna e chi è rimasto, in questa estate, con il cerino in mano sono le guide turistiche. A confermarlo è la presidente di Federagit/Confesercenti, Micol Caramello: “Non ci sono state tante visite guidate, qualcuno nelle città d’arte, ma ancora troppa disoccupazione tra di noi. C’è stata poca ripresa rispetto ai proclami che hanno fatto i politici, per noi il lavoro non c’è ancora”.

 

È cambiato il modo di fare turismo: “Molti sono i viaggiatori fai da te perché ora è tutto più complicato, poi c’è anche la crisi economica e quindi la visita guidata non è tra i must. Diciamo che il mare ha avuto turisti di mare, ma turismo culturale ce n’è stato poco. Anche la montagna è andata piuttosto bene con le escursioni e le passeggiate, ma anche in questo caso non serve la guida”. Sono mancati, in più, i visitatori stranieri. “In Piemonte abbiamo avuto tanti francesi, ma perché per loro questo è turismo di prossimità, che non cerca la cultura. A Torino è stato visitato il Museo Egizio, ma stiamo parlando di qualcosa che tutti conoscono e che tutti ambiscono a vedere. Siamo ancora sotto media, per il resto, e non sappiamo adesso cosa succederà con la ripresa. Con le regole che ci sono ora, è molto difficile capirci qualcosa. Fare programmazione a medio termine è problematico. Qui c’è la Fiera del Tartufo di Alba, ma l’anno scorso è stata sospesa, quest’anno che accadrà? È difficile organizzare e gli stranieri vengono solo per qualcosa di importante”.

 

Aggiunge Caramello: “In un momento così, bisognerebbe si stringesse molto di più sui controlli, altrimenti è un proliferare di chi ha meno obblighi e segue meno le regole. Pensate che noi guide turistiche abbiamo ancora le prime norme che erano uscite nel 2020, quindi per esempio non possiamo che occuparci di piccoli gruppi. Nei musei, in alcuni c’è l’obbligo di prenotare, in altri no. Bisognerebbe facilitarci il lavoro, non rendercelo più complicato”.

 

La numero uno di Federagit spiega: “I turisti ti chiedono il ‘last second’, ma in questo modo c’è il rischio che non si possano prenotare i biglietti. Noi abbiamo bisogno di linee guida aggiornate. Sugli autobus, per esempio, sono autorizzate 50 persone, ma le guide devono occuparsi solo di piccoli gruppi, quindi non va bene. Speriamo che dall’autunno ci si concentri un po’ di più sulle città d’arte; non sappiamo che succederà con le scuole e chi lavora con il turismo scolastico è in crisi. I ragazzi non avranno tutti il green pass, quindi nei musei non potranno entrare. Io penso che con la stagione più fredda, sarà ancora più difficile muoverci. Le quarantene, come andrà con le popolazioni anglofone? E se ci saranno altri Paesi a rischio? Ripeto, le poche richieste sono sempre sotto data, ma così diventa molto difficile per noi. Abbiamo bisogno di essere agevolati, non di trovare ostruzione, altrimenti diventa una guerra tra poveri, tra noi e i gestori dei biglietti. Quando la coperta è stretta, nessuno può rimanere al caldo”.

 

Insomma, il 2021 si sta rivelando un anno ancora di vacche magre: “L’Enit aveva previsto una ripresa del turismo nel 2022 o nel 2023. Probabilmente, sarà così”. Caramello lancia un messaggio al Governo: “Le regole ci devono essere, ma dobbiamo essere messi tutti in condizione di lavorare. Servono più flessibilità e più collaborazione. Noi non siamo un nemico, ma un plus”.

 

Qualche soldo è arrivato: “Alcuni aiuti ci sono ancora. È appena uscita la delibera per l’erogazione di un minimo di contributo dal Fondo che era stato costituito. Poi c’è un altro Fondo, fatto appositamente per chi era stato precedentemente escluso per problemi dovuti ai codici Ateco: per loro ci sono 10 milioni di euro. La lotta è stata ardua, ma qualche risultato importante l’abbiamo ottenuto. Ma se il lavoro non riprenderà, non basterà. La partita Iva costa”.

 

Infine, Federagit vuole essere partecipe del nuovo Pnrr: “Aspettiamo di vedere la nuova bozza, prima che diventi definitiva. Sapere a cosa andiamo incontro. Speriamo che venga fuori qualcosa che ci tuteli e che tuteli chi si deve affacciare alla professione e da anni non lo può fare”.

 

Stralcio da corrieredelleconomia